Lu Capasone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Ce se caminaru o figulinu?”

Da sempre nella lavorazione della ceramica grottagliese, questa domanda ha creato grande curiosità. Perché? Cosa significa?

L’argilla che veniva estratta dal sottosuolo grottagliese, era tipicamente nota come: l’argilla con il nervo. Questa caratteristica permetteva e garantiva, la riuscita del capasone e di tutta la stoviglia dedicata alla conservazione dell’acqua, quanto del vino.

Il capasone, è Grottaglie.

Creato interamente a mano, uno dei manufatti più grandi realizzati dalle mani maestre dei “caminari” grottagliesi. Varie sono le ipotesi fatte, e a volte smentite, sul vero significato del termine “caminaru”.

C’è chi l’associa alle canne fumaie, che imperiose spuntavano del Quartiere delle Ceramiche, dalle quali usciva un fumo nero e denso, dovuto alla cottura degli oggetti ceramici nei forni a muratura.

C’è chi, ha azzardato, associando al passo da tenere ai torni vecchi, per farli girare.

Un tempo la bottega del maestro ceramista, era divisa in precisi spazi e compiti. Ognuno aveva il suo compito.

Quello del “caminaro” era il più importante, perché? La lavorazione dell’argilla, a Grottaglie, si venne a creare per necessità, per l’igiene personale, per conservare i cibi. La famosa “stoviglia di ceramica”. Quindi “lu caminaru”, acquisiva un prestigio alto, perché senza la sua grande esperienza questi oggetti non sarebbero mai stai creati.

Successivamente si pensò ad una decorazione, chiamata “lu scherzettu”. Le famiglie erano povere, non potendo permettersi particolari tipi di decorazioni, allora al garzone della bottega, in cambio di ” ‘na nucculecchia” ( un soldino, una caramella), si chiedeva di fare uan decorazione, priva d’importanza, uno scherzetto.

Lu capasone, al giorno d’oggi rimane pieno di fascino, infatti, chi ha avuto al fortuna di averlo in eredità dai nonni, lo tiene stretto, perché è difficile (visti anche i costi) realizzarlo.

 

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