Articoli

Economia di Grottaglie

IL SETTORE AGRICOLO

                                                                                              

Immagine presa da google

L’ agricoltura è da sempre il settore trainante dell’economia grottagliese, benché solo negli ultimi decenni si possa registrare uno sviluppo notevole di tale attività.
L’opera di bonifica a partire dal 1933 e la riforma fondiaria del secondo dopoguerra (1950) hanno conferito uno slancio vitale al settore agricolo, intensificando l’attività dei privati che hanno tratto notevoli stimoli nella trasformazione qualitativa delle colture. Il vero e proprio boom dell’agricoltura si è registrato negli anni ’70, a seguito dell’espansione della produzione di uva da tavola. I terreni argillosi e a maggiore produttività della piana a Sud-Ovest del centro abitato, preservati dall’espansione edilizia, sono stati intensamente sfruttati tramite l’impianto di nuovi vitigni di qualità pregiata che, grazie alle condizioni climatiche favorevoli, hanno consentito di ottenere vantaggi qualitativi sulla produzione, giungendo a maturazione in anticipo rispetto alle altre zone, dove pure la produttività specifica dei terreni è superiore. L’intelligenza degli imprenditori sta nell’aver sopperito ad una produttività relativamente bassa con l’impianto di una produzione di qualità, che ha favorito la rivalutazione del prodotto locale.
Per quanto riguarda le altre coltivazioni, certamente minoritarie, si osserva (come già visto) una diffusione soprattutto dell’ulivo, ma anche in commistione con altre colture arboree, principalmente sull’arco a monte dell’abitato, in una zona che ha subito e sta subendo profondi mutamenti dovuti al fenomeno della espansione dell’edilizia stagionale.
A originare il boom dell’agricoltura a Grottaglie è stata l’espansione della produzione dell’uva da tavola. Le favorevoli condizioni climatiche di cui gode il paese hanno permesso una tempestiva maturazione del frutto consentendole di essere posta sul banco dei compratori con anticipo rispetto ai paesi vicini.
Le qualità di uva prodotte sono molteplici .Le più importanti sono: l’uva regina, l’uva Italia, la Cardinale, l’uva da pergola, l’uva fragola, il moscato d’Amburgo, ecc. Le terre più ricche, la cui produttività supera anche i 200 quintali per ettaro, sono da considerarsi quelle più prossime al paese sia a Nord che a Sud; meno fertili invece sono quelle nelle campagne della zona della Mutata.
Tale presenza della coltura della vite soppianta quelle altrettanto tipiche dell’ulivo e del mandorlo .

IL SETTORE INDUSTRIALE

 

La situazione di questo settore produttivo è legata, come ovvio, alle sorti del polo siderurgico di Taranto. La programmazione del consorzio per lo sviluppo dell’area industriale di Taranto negli anni ’60 prevedeva l’installazione di tre agglomerati produttivi: il principale nella parte Nord-Est del centro urbano di Taranto, il secondo nell’area di Grottaglie sulla strada per Monteiasi, il terzo nell’area di Massafra. Pressoché completati quelli di Taranto e Massafra, è rimasto sulla carta il plesso produttivo di Grottaglie, che è tuttora priva di installazioni di carattere industriale, ad eccezione di un piccolo insediamento artigiano-industriale nei pressi della stazione. La localizzazione delle aree è risultata infatti inadeguata perché nel ventennio successivo tali terreni hanno subito un notevole incremento fondiario dovuto al boom del settore agricolo.
Inoltre la produzione specifica dello stabilimento ITALSIDER di Taranto, maggiormente orientata verso la grande industria, non ha favorito lo sviluppo di un indotto di piccole e medie industrie nell’area di Grottaglie. L’esito di tale processo ha confermato il carattere preminente dell’agricoltura nel quadro delle attività economiche svolte nel territorio grottagliese, carattere sancito ulteriormente dall’attuale P.R.G., che ha abbandonato la linea del precedente strumento urbanistico con il quale si destinava un’ampia fetta di terreno agricolo a zona industriale, preferendo il consolidamento dei pochi insediamenti sparsi di tipo prevalentemente artigianale. Ciò nondimeno l’impiego nel settore industriale, nonostante l’attuale calo dovuto alla crisi generalizzata dell’industria siderurgica italiana e in particolare dell’ILVA di Taranto, è stato ed (almeno in parte) è ancora fonte di guadagno per la popolazione grottagliese.

IL SETTORE TERZIARIO

 

Negli ultimi anni si è assistito ad una rapida crescita del terziario, prodotta soprattutto dal reinvestimento dei capitali derivanti dall’agricoltura in attività prevalentemente commerciali (per la maggior parte beni e servizi non di prima necessità). Il fenomeno ha assunto un ruolo sempre più determinante per l’economia del territorio in quanto ha costituito un ulteriore elemento di attrazione su Grottaglie per i vicini centri minori che gravitano attorno ad essa.

LE ATTIVITÁ ARTIGIANALI

 

La produzione artigianale grottagliese può essere ricondotta principalmente a due settori. Il primo, abbastanza fiorente, si lega all’industria edilizia: la produzione consiste essenzialmente in manufatti utilizzati nelle costruzioni (infissi, porte, impianti, ecc…). Grazie alla notevole espansione urbana degli ultimi decenni, questo settore ha goduto di una considerevole spinta, producendo una richiesta di prestazioni elevate e redditi ragguardevoli. L’altro settore, ben più noto, è quello legato alla tradizione locale, che presenta intersezioni con il campo della produzione artistica e culturale: il rinomato artigianato ceramico per il quale Grottaglie è famosa in tutta Italia.
Nonostante il calo degli addetti, negli ultimi anni tale settore apporta un notevole contributo all’economia della cittadina, rimanendo ancora, con ininterrotta continuità fin dai suoi esordi, un punto di forza nel panorama delle attività produttive locali. Gli sforzi recenti delle istituzioni e degli operatori del settore, volti alla promozione della ceramica grottagliese in campo nazionale ed estero, hanno consentito di mantenere elevato il livello qualitativo e quantitativo della produzione, sebbene siano ben maggiori le potenzialità racchiuse in questo “serbatoio” di risorse economiche e culturali. L’assenza di un’adeguata pianificazione attuativa a completamento di tutte le analisi riguardanti il centro storico ed il Quartiere delle Ceramiche, rende impraticabile qualsiasi intervento di valorizzazione e recupero degli ambiti urbani storici legati a tale tradizione artistica e artigianale.

Oratori

 

Oratorio del Carmine

Eretto di fronte alla chiesa del Carmine attorno alla metà del XVI per accogliere i confratelli del pio sodalizio carmelitano, l’oratorio si compone di un’aula principale adibita a cappella e per le riunioni dei confratelli, e di piccoli locali annessi.

Fino a qualche anno fa era impreziosita da un buon numero di tele, alcune di pregio, vandalicamente asportate.

Di un certo interesse all’angolo esterno il gruppo lapideo raffigurante la Vergine del carmelo, realizzato nel secolo XVI.

Oratorio del Purgatorio

Questo elegante oratorio, sito in piazza Regina Margherita, a sinistra della chiesa Madre, apparteneva in origine alla Congrega dei Chierici cui si aggregò poi la confraternita del Purgatorio. Insieme i due sodalizi trasformarono nel 1672 una casa già appartenuta a D, Marcantonio Pignatelli nella cappella attuale.

E’ posto al piano superiore dell’antica casa e vi si accede con una scala che immette in una elegante soggetta a tre arcate e con artistica balaustra. L’aula centrale è stata di recente restaurata e costituisce un bell’esempio di arte del Sei-Settecento.

Nei locali annessi si conservano le statue dei Misteri che vengono portate in processione il venerdì santo. Sono cinque simulacri di cartapesta raffiguranti il Cristo nell’orto, coronato di spine, flagellato alla colonna, che cade sotto il peso della croce, e sulla croce; le due statue lignee del Cristo Morto e dell’Addolorata.

Le prime cinque appartengono probabilmente alla prima metà del secolo XIX o alla fine del Settecento; le altre due sono certamente più antiche.

Oratorio del Santissimo Sacramento

Venne costruito nel 1559 dai confratelli della congrega del Sacramento che già esisteva nella chiesa madre fin dal 1550 e per quelli della confraternita del Salvatore.

Questo antico edificio poggia sui locali del vecchio ospedale di San Francesco d’Assisi adiacente alla chiesa madre; versa purtroppo in un preoccupante stato di degrado.

La mirabile cappella del sacramento della chiesa madre venne edificata e abbellita nella metà del Settecento a spese dell’omonima congrega.

Statua dell’Immacolata

Gaspare Mastro, processione dell’Immacolata

Giuseppe Picano                           

(Napoli, doc. 1767-1825)

Immacolata, 1783

Legno scolpito, dipinto e dorato, occhi di vetro;

cm. 175

Grottaglie (TA)

Oratorio della Confraternita del SS. Sacramento.

 

La paternità dell’opera è stata assegnata allo scultore napoletano Giuseppe Picano, a seguito del rinvenimento di un documento pubblicato dalla Pasculli Ferrara nel catalogo della mostra “Confraternite, arte e devozione in Puglia del Quattrocento al Settecento”.

La fonte rivela che la statua dell’Immacolata Concezione del Sacramento, mediante il principe di Cursi, duca di Grottaglie, al noto artista della statuaria lignea napoletana.

Giuseppe Picano, allievo del Sanmartino, evidenzia talento e sensibilità nelle sculture sacre, eseguite a Napoli: si segnalano S. Giuseppe col Bambino del 1771 nella Chiesa di S. Agostino alla Zecca e le sculture in marmo e stucco del 1781 nell’Annunziata.

Nel pregevole  modellato dell’Immacolata di Grottaglie, scolpito in sintonia con le teorie artistiche rococò, l’artista esplicita note di palpitante bellezza e arcadica grazia: l’Immacolata, avvolta da un ampio mantello svolazzante, è rappresentata su una nuvola con due teste di cherubini alati, mentre calpesta con il piede sinistro il serpente e la falce di luna.

Il recente restauro ha riscoperto l’elegante policromia e la raffinata decorazione rococò della veste e del drappo sulla testa; l’ideazione del ricco decoro vegetale e floreale, finemente stilizzato, intrecciato a fasce e nastri d’oro e d’argento, riscontra una conoscenza dell’arte serica napoletana, in particolare dei leziosi broccati coevi.

La composizione ariosa propone tendenze in linea con il linguaggio pittorico del De Mura, miste ad interpretazioni dei moduli dell’arte sanmartiana.

Palazzi

Immagine di Google, palazzo De Felice

PALAZZO COMETA

Con impianto a sviluppo sincronico, facciata pentacellulare e un elegante giardino padronale nella corte interna, è Palazzo Cometa (anticamente Maggiulli ) databile con precisione al 1603.

 

PALAZZO ETTORRE

Edificio che nasce da un raddoppiamento del corpo preesistente.

 

PALAZZO ORLANDO

Nella piazza principale (Regina Margherita) vi è Palazzo Orlando, databile a prima del 1646 grazie al ritrovamento dello stemma su di una parete appartenente ad un ampliamento di tale periodo. L’impianto di tale costruzione ricalca la logica dei palazzi dell’epoca: al piano terra erano localizzati i depositi e le stalle, raggiungibili direttamente dall’abitazione signorile, sempre posta al primo piano, nell’appartamento nobile, dove troviamo un ambiente doppio rispetto alle cellule normali.

 

PALAZZO PIGNATELLI

Su via Mastropaolo si affaccia il Palazzo Pignatelli (sec. XVII), sede di una delle famiglie più cospicue di Grottaglie.

 

PALAZZO DEL SECONDOGENITO O URSELLI

Di fronte al monastero di S. Chiara è il palazzo del Secondogenito, già appartenuto alla famiglia Cicinelli e attualmente noto come Palazzo Urselli; risale al secolo XVII.

Presenta una semplice facciata e un interessante cortile adiacente al portone di ingresso dall’aspetto tipicamente spagnolo, e ciò conformemente alla dominazione che si ebbe a Grottaglie in quel periodo.

 

PALAZZO BLASI

Palazzo Blasi presenta una facciata barocca, anche se molti sono gli elementi posteriori all’impianto originario. Una notazione importante: l’ingresso non viene posto sulla strada principale (simmetricamente rispetto alla facciata), ma è sacrificato sull’angolo della strada trasversale, per renderlo visibile dalla vicina piazza.

 

PALAZZO DEI PRINCIPI CICINELLI

Il palazzo fu costruito nella piazza principale dalla nobile casata napoletana nella seconda metà del secolo XVII. E’ un monumento deturpato sia perché trascurato in seguito all’abbandono dei proprietari per l’abolizione della feudalità; sia per i vari riadattamenti subiti.

Il prospetto è stato rifatto e stravolto nel secolo scorso per cancellare il ricordo feudale.

Nelle lunette dell’atrio si possono ancora vedere alcuni affreschi con scene e personaggi collegati alla famiglia dei feudatari.

 

PALAZZO DE FELICE

Palazzo De Felice è un imponente immobile del XVIII sec. (nel frontespizio della facciata si legge la data 1767) collocato nella suggestiva cornice di P.zza S. Lucia, nel centro storico.

L’edificio, prospiciente un grande giardino interno, fu acquistato da Comune di Grottaglie nel biennio 1987-88. Dopo circa dieci anni si è proceduto alla ristrutturazione del palazzo che versava in stato di avanzato degrado.

Con il suo corpo di fabbrica di stile barocco, aggiunto alla vecchia costruzione, è uno di quegli edifici che sul finire del XVIII secolo mutano il volto della città.

Foresta

immagine presa da Google

Oggetto di innumerevoli dispute, la foresta si presentava come un’autentica perla per l’economia rurale grottagliese. La foresta era un bosco di querce in cui era presente anche la macchia che, parallelamente alle altre colture tipiche dell’habitat, non sfuggiva alle attenzioni degli allevatori grottagliesi e martinesi che, con accanita concorrenza, tentavano di assicurarsi in gestione.

Particolarmente importante era la così detta Macchie dè Tordi, di cui purtroppo non si ha più memoria in quanto subì probabilmente delle trasformazioni colturali che cominciarono, del resto, a farsi sentire su tutto il territorio grottagliese.